Dal 2003 è in corso lo scavo della villa tardoantica di Faragola, nei pressi di Ascoli Satriano (l’antica Ausculum), diretto da Giuliano Volpe con la collaborazione di Maria Turchiano e Giuliano De Felice (Università di Foggia). L’area di Faragola ebbe un’occupazione lunga più di un millennio: in questo sito rurale infatti sono presenti i resti di un abitato di età daunia (IV-III a.C.), di una fattoria di età romana (I a.C.-III d.C.), di una grande villa tardoantica (IV-VI d.C.) e infine di un villaggio di età altomedievale (VII-VIII d.C.). È però la residenza aristocratica di età tardoantica, sicuramente appartenuta ad una ricca famiglia senatoria (forse gli Scipioni Orfiti, come sembrerebbe documentare un’iscrizione), a costituire l’elemento di maggior rilievo. Della grande villa, sicuramente molto estesa, si è finora indagata solo una limitata porzione (ca. 1.200 m2), corrispondente in particolare alle terme e ad una lussuosa sala da pranzo, cioè a due degli elementi più caratteristici delle dimore aristocratiche.
È ben nota infatti l’importanza attribuita dai ricchi signori di età tardoantica sia alla cura del corpo sia ai riti del convivio. Le grandi terme comprendono un ampio salone interamente pavimentato con un mosaico policromo a decorazione geometrica (fine IV-inizi V secolo d.C.), probabilmente utilizzato per gli esercizi ginnici, per i massaggi, la depilazione e altre pratiche termali, le sale fredde (frigidarium), tiepide (tepidarium) e calde (caldarium), oltre a vasche per i bagni caldi, tiepidi e freddi, una delle quali interamente rivestita di marmi pregiati.
Nei pavimenti marmorei furono utilizzate anche alcune iscrizioni reimpiegate, tra cui un’importante epigrafe del III secolo relativa ad un personaggio di rilievo della gens Graecidia, nella quale è riportato tutto il suo prestigioso cursus honorum. Proviamo a immaginare alcuni momenti di un’ideale giornata in questa villa: dopo i bagni e le conversazioni nelle terme, e magari una passeggiata in giardino, il proprietario (dominus) e i suoi ospiti, all’ora del banchetto serale, potevano recarsi nella lussuosa sala da pranzo (cenatio) decorata da pavimenti di marmo policromo e da pregevoli tappeti in opus sectile con elementi di pasta vitrea, di marmo, di osso e di legno; qui l’elemento di maggior spicco era un esclusivo e rarissimo stibadium in muratura, dotato di una fontana con acqua corrente e abbellito sulla fronte con rivestimenti in opus sectile, mosaici rivestiti da lamine d’oro e rilievi con la raffigurazione di una menade danzante. Il dominus prendeva posto sul lato sinistro e gli ospiti si accomodavano al suo fianco a seconda della loro importanza.
La sala era dotata di un altro effetto speciale: il pavimento della parte centrale dell’ambiente, dove erano collocali i coloratissimi tappeti in opus sectile, veniva infatti coperta da uno strato di acqua in modo sia da rinfrescare l’ambiente sia da ravvivare i colori dei marmi e delle paste vitree di pavimenti. Gli stibadia erano normalmente in legno, rivestiti da cuscini e materassi, mentre molto rari erano gli stibadia in muratura, in particolare quelli collegati a fontane: quello di Faragola, che si aggiunge ai due noti a Roma e nella villa romana di El Ruedo in Spagna, è sicuramente l’esemplare finora noto meglio conservato e più lussuoso.
Nato come struttura per il banchetto all’aperto in campagna (una specie di pic-nic), lo stibadium finì per sostituire il triclinio, diventando la sistemazione preferita per i banchetti aristocratici in età tardoantica, nei quali si cercava una maggiore intimità con pochi e selezionati commensali (cinque o al massimo sette), tanto da essere spesso presente nelle raffigurazioni del banchetto per eccellenza, e cioè l’ultima cena, come mostra ad esempio un famoso mosaico della chiesa di Sant’Apollinare Nuovo a Ravenna. Dopo l’abbandono nel tardo VI secolo, le strutture della villa furono in parte occupate da un villaggio di età altomedievale, di cui si sono finora rinvenute alcune capanne e sepolture, oltre a strutture artigianali per la lavorazione di metalli. È impressionante come nell’arco di un secolo circa nella stessa località le condizioni di vita si siano modificate così radicalmente: lì dove nel V e ancora agli inizi del VI secolo si pranzava sdraiati sul lussuoso stibadium o si faceva un bagno nelle terme, nel VII e VIII secolo si viveva in povere capanne di legno, con pavimenti di terra battuta e semplici focolari, seppellendo i propri cari accanto alle case, in condizioni che ricordano quasi l’epoca protostorica.




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