Gli scavi di Herdonia
Il 26 novembre 1962 iniziavano gli scavi di Ordona, condotti da una missione archeologica belga. Un giovane professore di archeologia dell'Università Cattolica di Leuven, Joseph Mertens, avviava una ricerca che sarebbe poi stata da lui condotta regolarmente, anno dopo anno.
Nel corso di oltre trent’anni di scavi condotti dalla missione belga, dell’intera superficie della città romana pari a circa 22 ettari, è stata indagata sistematicamente un’area di circa 4 ettari nella zona del foro e del centro cittadino; alcuni saggi complementari, per un’estensione di oltre m² 5000, sono stati effettuati in aree periferiche. Diverse indagini nei dintorni della città romana hanno infine consentito di analizzare l’occupazione del territorio,di ricostruire la rete viaria, di studiare il ponte sul Carapelle, l’acquedotto e la necropoli romana
Veduta aerea delle principali aree indagate di Herdonia: lungo la via Traiana. Per iniziativa dello stesso prof. Mertens, ormai anziano professore emerito, una decina d'anni fa alla missione belga si è sostituita una missione italo-belga, diretta da G. Volpe, con l'apporto del Dipartimento di Studi classici e cristiani dell'Università di Bari e più recentemente della Facoltà di Lettere e Filosofia e del Dipartimento di Scienze Umane dell'Università di Foggia. In tal modo si voleva garantire la prosecuzione degli scavi, che in quel momento rischiavano l'interruzione, accentuando anche il carattere didattico dell'iniziativa: a Herdonia è stato così organizzato uno dei più grandi campi-scuola internazionali di archeologia, cui hanno finora preso parte alcune centinaia di giovani studenti di molte università italiane e straniere,grazie anche al contributo del Comune di Ordona, che ha anche messo a disposizione della missione archeologica una sede con alloggi, mensa e depositi.Herdonia è infatti un caso esemplare di centro abbandonato (ideale quindi per la didattica archeologica sul campo), nel quale si è stratificata nel corso di alcuni millenni la storia delle civiltà succedutesi in Daunia.
Grazie alle ricerche fin qui condotte, la storia di Herdonia è ormai ben nota, almeno agli archeologi e agli specialisti, non solo per l’importanza dei suoi resti monumentali, ma anche in quanto sinonimo di scavo programmato, sistematico e continuativo. Si tratta, peraltro, di un caso quasi unico in un panorama archeologico ancora oggi dominato dalla netta prevalenza di scoperte occasionali e dall’emergenza. Ben dieci volumi sono apparsi nella collana ‘Ordona’ (l'ultimo pubblicato nel 2001), e l’XI volume è di prossima pubblicazione, ed inoltre una serie innumerevole di articoli è stata dedicata a vari aspetti del centro antico. Le attività di scavo sono interrotte dal 2000. Tuttavia, nonostante la pausa forzata, il sito di Herdonia continua ad essere interessato da attività di ricerca. Oltre ai numerosi contributi di giovani studiosi raccolti nel volume 'Ordona XI', recentemente pubblicato alcuni lavori di tesi di laurea hanno sperimentato l'approccio al sito tramite nuove tecnologie. E' stato avviato un progetto di riconsiderazione dei monumenti della città, che prevede la realizzazione di modelli tridimensionali diacronici dell'area del foro e delle terme. Al momento è stata portata a termine la ricostruzione della basilica forense (tesi di A. Arciuli) e dell'area del foro.
Herdonia. Breve profilo storico-archeologico
Le prime tracce di vita nel territorio della città risalgono all’epoca neolitica (VI-V millennio a.C.), mentre all’età del Bronzo (XVIII-X a.C.) si datano alcuni resti di capanne. L’occupazione del territorio si infittì tra la prima età del Ferro (IX-VIII a.C.) e l’età arcaica (VII-V a.C.) con l’affermarsi della civiltà daunia: sono stati rinvenuti vari abitati sparsi nel territorio con nuclei di case e tombe. Il centro indigeno di Herdonia era anche uno dei principali luoghi di produzione della ceramica geometrica daunia. Il progressivo processo di romanizzazione influì notevolmente sull’organizzazione urbana della città provocando profonde trasformazioni: l'abitato si concentrò in un’area di circa venti ettari di superficie, collocata in posizione favorevole sulle colline antistanti la pianura, quasi al centro del primitivo abitato indigeno daunio.
Nel III secolo a.C. si costruì un primo circuito murario, costituito da un muro di terra e da un fossato, sostituito prima da un muro di mattoni di terra cruda e più tardi (inizi del I a.C.) da un solido muro in “opera cementizia”. Il circuito delle mura restò invariato nel corso dei secoli e l’area inizialmente delimitata fu progressivamente occupata da edifici pubblici e privati. Nel corso della seconda guerra punica (218-201 a.C.) Herdonia subì notevoli danni, soprattutto quando nel 210 a.C. Annibale la assediò e la incendiò, deportando i suoi abitanti a Metaponto e Thurii. Nel I a.C. (dopo l’89 a.C.) Herdonia divenne municipio, assegnato alla tribù Papiria, e si dotò di vari monumenti pubblici. Durante tutto il I e parte del II secolo d.C. la città conservò sostanzialmente la fisionomia assunta in età tardorepubblicana e protoimperiale.
La trasformazione più rilevante consistette nella costruzione, attorno alla metà del I secolo d.C., dell’anfiteatro, oggetto di una seconda fase costruttiva nel II secolo d.C. Il regno di Traiano segnò un momento decisivo nell’evoluzione e nello sviluppo di Herdonia con la realizzazione della via Traiana (109 d.C.), la principale arteria di collegamento regionale ed interregionale e l’asse fondamentale della rete viaria urbana.
Il regno di Traiano segnò un momento decisivo nell’evoluzione e nello sviluppo di Herdonia con la realizzazione della via Traiana (109 d.C.), la principale arteria di collegamento regionale ed interregionale e l’asse fondamentale della rete viaria urbana. Per tutto il II ed il III secolo d.C. la città, grazie alla Traiana, conobbe la fase di massima espansione divenendo un importante nodo stradale ed un mercato di primo piano per lo stoccaggio e la commercializzazione dei prodotti agricoli del Tavoliere (in particolare del grano, come attestano i numerosi horrea e le tabernae presenti nel centro cittadino). La prosperità di questo periodo, accresciuta dal successivo potenziamento della viabilità (via Herdonitana, via Venusia-Herdonia), si coglie con marcata evidenza nel programma di radicale rinnovamento urbanistico che interessò tutto il centro. In questo periodo la città assunse la sua fisionomia più evoluta, con una grande piazza forense, circondata da botteghe, templi e monumenti pubblici, con ricche abitazioni private, terme, quartieri artigianali, ecc.
A partire dal IV-V secolo d.C. si avviò una fase di progressiva difficoltà, accentuata anche da alcuni terremoti. I monumenti pubblici, a volte danneggiati o crollati, non furono ristrutturati e subirono modifiche di funzione. La città conservava però una certa importanza, se tra la fine del V e gli inizi del VI secolo vi risiedeva anche il vescovo Saturninus. In età altomedievale (VII-X sec.) il centro si ridusse ulteriormente e fu in parte occupato da spazi agricoli e da necropoli. A partire dall’XI secolo ricominciò l’occupazione, prima con un edificio di culto costruito all’estremità settentrionale dell’abitato, trasformato nel XII secolo in un “castello” federiciano circondato da un fossato. L’abbandono del villaggio medievale, sviluppatosi nell’area un tempo occupata dalla città romana, si data al XIV-XV secolo circa. Solo tra XVII e XVIII secolo si svilupperà prima un’azienda agricola dei gesuiti poi un villaggio di contadini (uno dei “reali siti”), nucleo originario dell’attuale Ordona.
Negli anni 1993-2000 sono state indagate aree della città solo parzialmente interessate dagli scavi dell'équipe belga. Nel corso di sette anni di ricerche sono stati recuperati dati sull'edilizia abitativa della città romana grazie allo scavo di due domus del quartiere residenziale posto nei pressi dell'anfiteatro, mentre le indagini nel quartiere delle terme hanno permesso di delineare più accuratamente la storia della città soprattutto nelle fasi tardoantiche ed altomedievali, in precedenza poco note ad Herdonia. In particolare i nuovi dati degli scavi delle terme ed una riconsiderazione della documentazione degli scavi belgi hanno permesso di evidenziare il processo di destrutturazione della città all'indomani della provincializzazione dell'Italia degli inizi del IV secolo d.C. Le risorse finanziarie privilegiarono lo sviluppo di Canusium, divenuta capoluogo e centro direzionale della provincia, o vennero dirottati verso altri centri eminenti come Luceria, mentre Herdonia venne pertanto ‘declassata’ a ruolo di secondo piano, accentuando il suo carattere agricolo e commerciale, di luogo di stoccaggio del grano, di mercato lungo la via Traiana, in posizione strategica nella geografia delle ville ancora attive disseminate nel territorio. Le numerose tracce di distruzione, di incendi, gli strati di crollo leggibili nelle stratigrafie archeologiche, inducono a ritenere che la città sia stata colpita da un terremoto, verosimilmente il noto sisma del 346 d.C., che interessò vaste aree dell’Italia centro-meridionale, in particolare la zona irpina. Mentre in molti centri colpiti si pianificò rapidamente la ricostruzione, ad Herdonia la risposta ai danni provocati dal sisma non fu univoca ed ebbe come esito lo spostamento del baricentro della città dalla zona del foro all’asse costituito dal tratto urbano della via Traiana.
Molti monumenti del foro infatti, fortemente danneggiati dal sisma non furono ricostruiti, ma trasformati in magazzini o botteghe, quasi che la città, ormai, si connotasse principalmente come sede di grandi horrea posti lungo la via Traiana.
Cambiamenti, ristrutturazioni parziali, riuso con differente destinazione di strutture precedenti in parte o del tutto crollate, sembrano costituire il dato caratterizzante l’aspetto materiale della città in questo momento, con l'eccezione delle terme, che invece conobbero importanti interventi di restauro e conservarono la loro funzione originaria senza soluzione di continuità. Proprio le terme assunsero un ruolo centrale nella vita della città, anche in relazione al quartiere artigianale-commerciale che si sviluppò di fronte, sul lato opposto della via Traiana, attraendo le attività che prima erano concentrate nell’area del foro. Tra la fine del V e gli inizi del VI secolo d.C. il ridimensionamento e lo scadimento della qualità della vita cittadina appaiono sempre più evidenti: anche le terme conoscono una fase di progressivo abbandono, ed il quartiere artigianale-commerciale ubicato sul lato opposto della via Traiana viene definitivamente abbandonato. La localizzazione e la fisionomia dell’abitato altomedievale di Herdonia resta al momento un problema irrisolto. L’unica evidenza sicura della frequentazione altomedievale è costituita dalle numerose tombe disseminate in varie parti della città, databili tra V e VIII secolo d.C., stratigraficamente anteriori all’insediamento medievale.

Nel corso di oltre trent’anni di scavi condotti dalla missione belga, dell’intera superficie della città romana pari a circa 22 ettari, è stata indagata sistematicamente un’area di circa 4 ettari nella zona del foro e del centro cittadino; alcuni saggi complementari, per un’estensione di oltre m² 5000, sono stati effettuati in aree periferiche. Diverse indagini nei dintorni della città romana hanno infine consentito di analizzare l’occupazione del territorio,di ricostruire la rete viaria, di studiare il ponte sul Carapelle, l’acquedotto e la necropoli romana
Veduta aerea delle principali aree indagate di Herdonia: lungo la via Traiana. Per iniziativa dello stesso prof. Mertens, ormai anziano professore emerito, una decina d'anni fa alla missione belga si è sostituita una missione italo-belga, diretta da G. Volpe, con l'apporto del Dipartimento di Studi classici e cristiani dell'Università di Bari e più recentemente della Facoltà di Lettere e Filosofia e del Dipartimento di Scienze Umane dell'Università di Foggia. In tal modo si voleva garantire la prosecuzione degli scavi, che in quel momento rischiavano l'interruzione, accentuando anche il carattere didattico dell'iniziativa: a Herdonia è stato così organizzato uno dei più grandi campi-scuola internazionali di archeologia, cui hanno finora preso parte alcune centinaia di giovani studenti di molte università italiane e straniere,grazie anche al contributo del Comune di Ordona, che ha anche messo a disposizione della missione archeologica una sede con alloggi, mensa e depositi.Herdonia è infatti un caso esemplare di centro abbandonato (ideale quindi per la didattica archeologica sul campo), nel quale si è stratificata nel corso di alcuni millenni la storia delle civiltà succedutesi in Daunia.

Herdonia. Breve profilo storico-archeologico

Nel III secolo a.C. si costruì un primo circuito murario, costituito da un muro di terra e da un fossato, sostituito prima da un muro di mattoni di terra cruda e più tardi (inizi del I a.C.) da un solido muro in “opera cementizia”. Il circuito delle mura restò invariato nel corso dei secoli e l’area inizialmente delimitata fu progressivamente occupata da edifici pubblici e privati. Nel corso della seconda guerra punica (218-201 a.C.) Herdonia subì notevoli danni, soprattutto quando nel 210 a.C. Annibale la assediò e la incendiò, deportando i suoi abitanti a Metaponto e Thurii. Nel I a.C. (dopo l’89 a.C.) Herdonia divenne municipio, assegnato alla tribù Papiria, e si dotò di vari monumenti pubblici. Durante tutto il I e parte del II secolo d.C. la città conservò sostanzialmente la fisionomia assunta in età tardorepubblicana e protoimperiale.
La trasformazione più rilevante consistette nella costruzione, attorno alla metà del I secolo d.C., dell’anfiteatro, oggetto di una seconda fase costruttiva nel II secolo d.C. Il regno di Traiano segnò un momento decisivo nell’evoluzione e nello sviluppo di Herdonia con la realizzazione della via Traiana (109 d.C.), la principale arteria di collegamento regionale ed interregionale e l’asse fondamentale della rete viaria urbana.

A partire dal IV-V secolo d.C. si avviò una fase di progressiva difficoltà, accentuata anche da alcuni terremoti. I monumenti pubblici, a volte danneggiati o crollati, non furono ristrutturati e subirono modifiche di funzione. La città conservava però una certa importanza, se tra la fine del V e gli inizi del VI secolo vi risiedeva anche il vescovo Saturninus. In età altomedievale (VII-X sec.) il centro si ridusse ulteriormente e fu in parte occupato da spazi agricoli e da necropoli. A partire dall’XI secolo ricominciò l’occupazione, prima con un edificio di culto costruito all’estremità settentrionale dell’abitato, trasformato nel XII secolo in un “castello” federiciano circondato da un fossato. L’abbandono del villaggio medievale, sviluppatosi nell’area un tempo occupata dalla città romana, si data al XIV-XV secolo circa. Solo tra XVII e XVIII secolo si svilupperà prima un’azienda agricola dei gesuiti poi un villaggio di contadini (uno dei “reali siti”), nucleo originario dell’attuale Ordona.

Molti monumenti del foro infatti, fortemente danneggiati dal sisma non furono ricostruiti, ma trasformati in magazzini o botteghe, quasi che la città, ormai, si connotasse principalmente come sede di grandi horrea posti lungo la via Traiana.
Cambiamenti, ristrutturazioni parziali, riuso con differente destinazione di strutture precedenti in parte o del tutto crollate, sembrano costituire il dato caratterizzante l’aspetto materiale della città in questo momento, con l'eccezione delle terme, che invece conobbero importanti interventi di restauro e conservarono la loro funzione originaria senza soluzione di continuità. Proprio le terme assunsero un ruolo centrale nella vita della città, anche in relazione al quartiere artigianale-commerciale che si sviluppò di fronte, sul lato opposto della via Traiana, attraendo le attività che prima erano concentrate nell’area del foro. Tra la fine del V e gli inizi del VI secolo d.C. il ridimensionamento e lo scadimento della qualità della vita cittadina appaiono sempre più evidenti: anche le terme conoscono una fase di progressivo abbandono, ed il quartiere artigianale-commerciale ubicato sul lato opposto della via Traiana viene definitivamente abbandonato. La localizzazione e la fisionomia dell’abitato altomedievale di Herdonia resta al momento un problema irrisolto. L’unica evidenza sicura della frequentazione altomedievale è costituita dalle numerose tombe disseminate in varie parti della città, databili tra V e VIII secolo d.C., stratigraficamente anteriori all’insediamento medievale.
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