Scavi 2002-2003
Le nuove indagini archeologiche svolte, da novembre del 2002 a febbraio del 2003, nell’area antistante il battistero paleocristiano di san Giovanni hanno consentito di delineare in maniera più definita l’assetto topografico del complesso gravitante intorno al noto monumento, già fatto oggetto di numerose, ma episodiche indagini archeologiche. L’applicazione del metodo stratigrafico su un’area così estesa, ma soprattutto urbanizzata, ha consentito, inoltre la ricostruzione integrale dell’evoluzione di questo comparto della città fino ai primi decenni del XX secolo.
Il Tardoantico
Gli scavi hanno dimostrato che l’edificio battesimale edificato nel VI sec., al tempo del vescovo Sabino, committente dell’opera, era preceduto da un ampio atrio, articolato in due ali porticate ornate da pavimentazioni musive policrome e in un cortile centrale con piano rivestito da tasselli lapidei e in cotto. Le ricerche condotte hanno inoltre prefigurato la possibilità che tale organismo architettonico fosse parte integrante di in un progetto di ampliamento di un precedente nucleo religioso, le cui vestigia potrebbero essere identificate in alcune strutture rinvenute nell’area a Sud dell’atrio, collegate all’atrio stesso tramite una scalinata.
L’Altomedioevo e le epoche successive

Nel corso dell’Altomedioevo, un piccolo edificio ecclesiale trinave venne a installarsi nello spazio corrispondente al cortile scoperto dell’atrio, riutilizzandone parzialmente le strutture e il pavimento (forse rimaneggiato soltanto in qualche tratto); dinanzi all’abside fu realizzata una fossa d’altare cruciforme. Numerose sepolture furono alloggiate all’interno dell’edificio di culto, negli spazi precedentemente occupati dai corridoi porticati e in tutta l’area circostante; l’utilizzo di tipo funerario del sito dovette avviarsi in maniera embrionale forse già nella fase tardoantica, prolungandosi poi nell’ambito dell’Altomedioevo e del pieno Medioevo, determinando in qualche caso lo spoglio di elementi strutturali della chiesa. La perdita di funzione dell’edificio ecclesiale sembra potersi situare nel corso dello stesso periodo altomedievale, come suggeriscono sia le testimonianze sepolcrali, sia alcuni resti riconducibili ad un impianto artigianale (due piattaforme rettangolari distanziate, collegate ad una piccola vasca rudimentale, rivestita di calce), alloggiato nella zona sudoccidentale dell’atrio; contestualmente a questa installazione, forme di occupazione precaria, connotate da rudimentali focolari e piccole fosse, si impiantarono all’esterno, nell’area a Meridione del complesso monumentale. Nel Medioevo il sito non conobbe altre forme di frequentazione eccetto quella funeraria. L’area tornò ad essere occupata soltanto nel XIX sec. quando all’interno del battistero paleocristiano fu installato un frantoio e lo spazio antistante subì numerosi rimaneggiamenti per la realizzazione di opere necessarie al funzionamento e alla manutenzione dell’impianto stesso (cisterne, canalizzazioni, vasche per lo spegnimento della calce). L’urbanizzazione selvaggia e incontrollata del secolo scorso si è resa responsabile di gravi danni alle stratigrafie e ai monumenti dell’area archeologica: numerosi i tagli realizzati per costruire vasche e canalizzazioni; esempio più evidente di tale disattenzione alla salvaguardia del bene culturale, è il fatto che una fogna nera attraversi tutto l’atrio dell’organismo paleocristiano, a m 0,50 dalla facciata del battistero.
Direzione scientifica: Marisa Corrente, Giuliano Volpe
Attività sul campo: Roberta Giuliani, Danilo Leone, Alessandra De Stefano, Anna Introna
Scavi 2006: Rinvenuta la chiesa di Santa Maria, prima cattedrale di Canosa

La campagna di scavi 2006 condotta dal Dipartimento di Scienze Umane dell’Università di Foggia, con la direzione di Giuliano Volpe e la responsabilità sul campo di Roberta Giuliani, Danilo Leone e Alessandra De Stefano, nell’area del Battistero di San Giovanni. Gli scavi fanno seguito alle ricerche condotte nella stessa città per cinque anni, tra il 2001 e il 2005, nell’area di San Pietro, che hanno portato all’individuazione di un monumentale complesso paleocristiano costruito nel VI secolo dal vescovo Sabino, costituito da una chiesa preceduta da un atrio, da edifici residenziali e da strutture funerarie, tra le quali un mausoleo identificabile con la tomba di Sabino, che, come ricorda un’operetta agiografica del IX secolo che narra la vita del vescovo, il rinvenimento della sua tomba e la traslazione della suo corpo, fu sepolto proprio a San Pietro. A lungo si era ritenuto che nella chiesa di San Pietro fosse da riconoscere la prima cattedrale canosina, ma le ricerche archeologiche hanno invece dimostrato che ebbe una destinazione cimiteriale e che fu costruita nel VI secolo da Sabino.
Restava dunque aperto il problema dell’individuazione dell’originaria cattedrale paleocristiana in una città nella quale molto precocemente, già alla metà del IV secolo, era certamente attiva una cospicua comunità cristiana, se un suo vescovo, Stercorio (Stercoreus ab Apulia, de Canusio) fu l’unico vescovo pugliese presente all’importante concilio di Sardica del 343-4. L’unica chiesa citata dall’anonimo autore della Vita di San Sabino ma finora non ancora individuata era la chiesa di Santa Maria, accanto alla quale il potente vescovo costruì nel VI secolo un monumentale battistero dedicato a San Giovanni. Grazie ad una serie di indizi archeologici individuati nel corso di scavi effettuati nell’area antistante il battistero nel 2002-03, è stato possibile ipotizzare la collocazione della chiesa di Santa Maria immediatamente a sud del battistero e del atrio. Al di sotto un possentestrato di accumulo spesso oltre tre metri è stato così possibile individuare i resti della chiesa, attualmente nota solo in una piccola parte corrispondente ad una porzionedella navata centrale, della navatella meridionale e del nartece. 
L’edificio di culto presenta quasi sicuramente un’articolazione in tre navate, probabilmente con un atrio antistante, come lasciano supporre le basi del colonnato del nartece. La chiesa risulta inoltre pavimentata con mosaici policromi a decorazione geometrica, di cui sono stati individuati due livelli sovrapposti, relativi verosimilmente alla pavimentazione originaria e ad un intervento di rifacimento del mosaico, forse dovuto proprio al vescovo Sabino. Non meno interessanti sono i dati archeologici relativi alle fasi di abbandono e di rioccupazione della chiesa paleocristiana, nella cui area si insediarono in età altomedievale alcune capanne e poi, nella piena età medievale, una serie diabitazioni, dotate di fosse granarie e di pozzi: con la prosecuzione delle indagini, sarà infatti possibile per la prima volta indagare in estensione una porzione dell’abitato medievale di Canosa.
Non è stato ancora possibile precisare con esattezza la cronologia del primo impianto della chiesa, che è però sicuramente attribuibile ad un momento precedente l’epoca di Sabino. Se fosse confermata una sua datazione al IV secolo, saremmo in presenza di un edificio di significative dimensioni (la larghezza non pare possa essere inferiore a 20 metri) tra i più antichi d’Italia.
Con questa nuova scoperta Canosa si conferma una realtà archeologica tra le più importanti della Puglia e dell’Italia meridionale per quanto riguarda la fase paleocristiana, con un patrimonio costituito da numerosi complessi monumentali che consentirà, quando le aree archeologiche saranno definitivamente sistemate e rese fruibili, uno straordinario itinerario segnato dalle chiese di San Pietro, di Santa Maria-Battistero di San Giovanni, di San Leucio, dalla cattedrale medievale di San Sabino e dalle catacombe di Santa Sofia-Ponte della Lama, con la possibilità di snodarsi nella valle dell’Ofanto fino alle chiese paleocristiane poste al di sotto delle cattedrali medievali di Barletta e Trani. In tale percorso paleocristiano un ruolo importante potrà essere svolto dal costituendo ‘Museo dei vescovi di Canosa’, in fase di progettazione nel bel Palazzo Minerva posto nel cuore della città ofantina, nei pressi della Cattedrale.
Direzione scientifica: Giuliano Volpe, Roberta Giuliani, Danilo Leone
Attività sul campo: Alessandra De Stefano, Marco Maruotti
GALLERIA DI IMMAGINI
Il battistero agli inizi del '900
Il battistero nel 2005
L'area di scavo vista dall'alto
I resti della chiesa di S. Maria
Un particolare del mosaico