Un abitato medievale alle porte di Foggia

La prima campagna di scavo archeologico sul sito di San Lorenzo in Carmignano si è svolta nei mesi di settembre e ottobre del 2005. Lo scavo è stato progettato, promosso, finanziato e realizzato dall’Università di Foggia - Dipartimento di Scienze Umane, sotto la direzione del prof. Giuliano Volpe, neo direttore dello stesso Dipartimento e docente di Archeologia e Storia dell’arte Tardoantica e di Metodologia e Tecnica della Ricerca Archeologica presso il Corso di Laurea in Beni Culturali della Facoltà di Lettere e Filosofia e del prof. Pasquale Favia, docente di Archeologia Medievale, che ha avuto la responsabilità della conduzione sul campo; al cantiere archeologico hanno partecipato una cinquantina di studenti dello stesso corso di laurea dell’ateneo foggiano.
L’indagine è stata preceduta da un’articolata serie di operazioni di conoscenza del territorio: ricognizione di superficie (nel luglio scorso) con raccolta dei frammenti ceramici e laterizi emersi sul suolo agricolo, prospezione geomagnetica, riprese fotografiche aeree, operazioni che hanno confermato il grande interesse archeologico del sito, già noto su base documentaria. Le fonti di età romana ci parlano infatti di un ager Conlatinus, qui est Carmeianus. e poi di un saltus Carminianensis, ovvero un grande proprietà facente capo allo stesso imperatore e ancora, per la fine V-inizi VI sec. di un Probus, episcopus Carminianensis. Il sito ricompare poi nelle fonti medievali come casale di S. Lorenzo in Carminiano (anno 1092), successivamente viene citato come castrum (1167). Il castrum, posto a breve distanza dalle residenze imperiali di Foggia e del Palatium Pantani, subisce il trasferimento di parte degli abitanti ad Ordona da parte di Federico II. L’insediamento declina già alla fine del XIV secolo, per divenire poi posta di transumanza nella locazione di Ponte Albanito. La notevolissima importanza archeologica del sito era già stata percepita negli anni Venti del secolo scorso dal grande storico tedesco D. Haseloff, che identificò il sito, segnalando ancora la presenza idMappatura in ambiente gis delle evidenze archeologiche su foto verticale resti murari e di un alto terrapieno; due decenni dopo le riprese aerofotografiche dell’archeologo pilota della RAF J. Bradford mettevano in risalto l’eccezionale stato di conservazione delle tracce dei tre poderosi fossati che delimitavano le aree in cui si articolava il sito medievale. Nonostante queste precoci e importantissime ricerche, sorprendentemente a San Lorenzo non è mai stata effettuata alcuna indagine di scavo, né sono stati mai posti vincoli di tutela.
Così le rilevantissime testimonianze archeologiche sono state in gran parte cancellate, talora deliberatamente, dalla meccanizzazione dell’agricoltura e, a partire dagli anni Ottanta, da una espansione edilizia che sta trasformando l’antico borgo rurale nel tipico paesaggio della periferia urbana, dalla crescita incontrollata, disordinata, non programmata e con conseguenti gravi fattori di degrado; l’eredità storica di San Lorenzo è ormai simboleggiata solo da una chiesetta rurale peraltro in drammatico stato di rovina. La campagna di scavo del 2005 rappresenta dunque la prima indagine archeologica sistematica su San Lorenzo in Carmignano (e, nei fatti, anche il primo cantiere archeologico per età medievale nel comune di Foggia); essa però vuole rappresentare non solo un impegno puramente scientifico e di ricerca ma anche un contributo per il recupero dell’identità storica e della tradizione della zona del Salice Nuovo e una concreta dimostrazione della possibilità di contemperare il recupero, la tutela e la conoscenza del patrimonio archeologico con lo sviluppo urbanistico e anzi di poter utilizzare il bene culturale come opportunità per una riqualificazione di aree periferiche o degradate, in un momento in cui la città di Foggia sta elaborando un nuovo strumento urbanistico che rischia di trascurare, ancora una volta, la componente essenziale dell’archeologia e dei beni culturali. San Lorenzo in Carmignano, adeguatamente valorizzata, potrebbe svolgere un ruolo importante in un itinerario normanno-svevo-angioino.
A fronte della perdita ormai irrecuperabile di molte tracce, lo scavo ha infatti ottenuto dati di grande interesse, mettendo in luce strutture e reperti di età romana, tardoantica e medievale. I saggi stratigrafici impiantati presso la chiesa hanno messo in luce resti di edifici di età medievale, da datare fra età normanna e angioina: in particolare sono stati in parte indagati un’imponente costruzione, dalle spesse muratureFrammento di protomaiolica, vasta oltre 70 metri quadri e una unità di tipo abitativo. Un terzo saggio, nell’area del suburbium dell’insediamento, ha permessi di individuare alcune fosse, residui di impianti artigianali o veri e propri immondezzai, che hanno restituito reperti utili per la ricostruzione della vita quotidiana, dell’alimentazione e delle condizione di vita degli abitanti dell’insediamento.
All’interno di un fossato, realizzato non più di qualche decennio fa ha inoltre permesso, pur registrandone la parziale distruzione, di identificare una grande vasca , parte probabilmente di un vasto complesso per la produzione di vino od olio, riferibile con tutta probabilità ad una villa o ad un villaggio di età romana e tardoantica. Numerosi e di grande interessi i reperti: ceramiche di età romana e medievale, fra cui alcune ricercate “protomaioliche”, un bollo laterizio di età romana, diverse monete di età svevo-angioina. In sostanza lo scavo ha cominciato a tratteggiare, attraverso le testimonianze materiali, la lunga vicenda storica di San Lorenzo, dal I secolo al XIV secolo d. C.

Direzione scientifica: Giuliano Volpe, Pasquale Favia




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