La valle del Basentello e l’insediamento di Vagnari
L’insediamento di Vagnari si situa in agro di Gravina, nelle Murge pugliesi, in una diramazione laterale della valle del 1. Localizzazione della Valle del Basentello e del sito di VagnariBasentello. Il corso del fiume, che nasce non lontano da Venosa e sbocca nel Bradano presso il Monte Irsi, ha rappresentato una naturale e importante via di collegamento fra il Tavoliere e il litorale ionico, lambendo il massiccio collinare appulo-lucano delle Murge. Questo comprensorio territoriale è sin dal 1996 oggetto di indagine da parte di équipes canadesi e poi britanniche, sotto la direzione di A.M. e C. Small, nell’ambito di un progetto di archeologia del paesaggio, avviato tramite campagne intensive di ricognizione di superficie. I dati acquisiti documentano che l’area era connotata da un popolamento a forte densità nella tarda Età del Ferro, ma che la valle e le colline circostanti furono in larga parte abbandonate dopo la conquista romana; in questa fase molto probabilmente vaste porzioni di terra un tempo coltivate furono abbandonate alla foresta e al pascolo libero. Una significativa ripresa della frequentazione della zona può farsi risalire al I sec. a.C.-I sec. d.C.: nell’area ricognita sono stati individuati infatti siti fondati in questo arco di tempo, alcuni dei quali, di medie dimensioni, sono interpretabili forse come ville abitate dai proprietari o dagli amministaratori di vasti saltus. Almeno due di queste proprietà (quella cui apparteneva il villaggio di Vagnari e quella nell’area di S. Gerolamo presso Gravina) costituivano parte del patrimonio imperiale nel I sec. d.C. La trama di insediamenti sparsi mutò in maniera significativa nel corso del IV sec. quando il numero di siti abitati nella valle si moltiplicò notevolmente.
Questo sviluppo, in controtendenza rispetto a quanto si verifica in altri territori italici, chiaramente implica un mutamento nella gestione della terra e probabilmente nei modi di produzione, combinati con una crescita della popolazione rurale, tutti fenomeni che richiedono ulteriori puntualizzazioni. Lo scavo di Vagnari è stato impostato con la finalità di gettar luce su queste trasformazioni dell’insediamento. In età romana il villaggio di Vagnari rappresentava il principale insediamento all’interno di un ampio saltus, costituito da foreste e pascoli naturali, situato all’interno di una proprietà imperiale. Le ricerche archeologiche condotte nel sito e nel suo comprensorio hanno prodotto importanti evidenze sull’organizzazione materiale di una proprietà imperiale, sull’impatto da essa esercitato sui modelli insediativi e di uso della terra e sulle modalità di sfruttamento della 2. Ricognizione nella Valle del Basentello. Ubicazione dei siti di età primo imperiale e dei ritrovamenti di ceramica sigillata italica (elaborazione C. Small).rendita. Il villaggio occupa una terrazza naturale elevata un po’ al di sopra del piano della valle, attraversata da alcune gravine, una delle quali divide l’abitato romano in due metà. Una campagna di ricognizione sistematica, realizzata su una griglia di m 10x10 di lato, ha dimostrato che in età primoimperiale il principale nucleo dell’insediamento era situato nella metà a N del vallone e che nel Tardoantico esso si spostò nella zona a Meridione della gravina. Preliminarmente allo scavo è stata effettuata da Kris Strutt della British School di Roma una prospezione geomagnetica sull’intero sito. Essa ha rilevato numerosi allineamenti murari su entrambi i versanti della gravina ed ha evidenziato un rimarchevole numero di letture dipolari ipoteticamente indicative della presenza di fornaci o di aree di attività artigianale.
A partire dal 2000 il sito è stato sottoposto a indagini di scavo archeologico; esse si sono articolate in una serie di saggi, trincee e piccoli sondaggi, espressivi ovviamente solo in misura limitata dell’estensione e complessità dell’insediamento. La raccolta di superficie aveva già individuato reperti evocanti una frequentazione dell’area sin dal V-IV sec. a.C. con una sostanziale e probabile continuità fino al II a.C. (periodo I) e una marcata intensificazione degli indicatori di vita nel sito dalla metà del I sec. a.C. I saggi di scavo hanno in effetti confermato che uno sfruttamento in forma organizzata della zona si verificò solo fra l’ultimo scorcio del I sec. a.C. e gli inizi del I sec. d.C. (periodo II), quando si realizzarono le prime installazioni edilizie, con funzioni probabilmente residenziali e produttive insieme, concentrate nella metà settentrionale dell’insediamento. A questa stessa fase insediativa possono essere fatte risalire altre due installazioni, che con maggiore evidenza delineano funzioni di tipo produttivo e manifatturiero. Nella stessa parte settentrionale del sito, in prossimità del vallone, sono stati infatti rinvenuti i resti di una fornace, deputata alla produzione di laterizi: nei suoi pressi è stato ritrovato un frammento fittile bollato con la firma di uno schiavo imperiale (testo dell’iscrizione: GRA[ti CAES[aris), che ha offerto un contributo importante all’ipotesi della formazione di una proprietà dell’imperatore nella valle del Basentello in età primoimperiale; la struttura fu probabilmente abbandonata prima della metà del I sec. d.C. Un secondo impianto artigianale fu installato invece nella parte meridionale del sito con una peculiare planimetria a ferro di cavallo “allungato”, anch’esso probabilmente destinato alla manifattura di laterizi, forse combinato in questo caso con la produzione di calce. Fra la fine del I sec. a.C. e l’inizio del I sec. d.C. il sito di Vagnari prese dunque forma come concentrazione insediativa rurale; la genesi dell’agglomerato pare strettamente connessa al progressivo configurarsi di un vasta tenuta imperiale nella valle del Basentello, al cui interno questo nucleo di popolamento,3. Ricognizione nella Valle del Basentello.Ritrovamenti di ceramica tardoromana dipinta (elaborazione C. Small). come testimoniano i resti archeologici, ebbe rapidamente a qualificarsi come centro con funzione produttiva a carattere industriale. Verosimilmente nel corso del II sec. si colloca una nuova fase insediativi (periodo III). Questo passaggio è denunciato nel settore settentrionale del sito da una seconda stagione edilizia che si concretizzò in parte in un’attività costruttiva ex novo, in parte nella modifica, o talora nella demolizione, delle preesistenze. In questo periodo venne intensificandosi l’occupazione del settore meridionale del sito, laddove fu realizzata una nuova struttura produttiva, alquanto peculiare per dimensioni e forma. Essa presenta infatti un’ampiezza considerevole (m 5,80x4,34) ed appare morfologicamente riconducibile ad un tipo di fornace poco comune, a doppio corridoio e unico praefurnium, un sistema costruttivo che consentiva di combinare l’esigenza di disporre di impianti ampi (capaci di contenere contemporaneamente anche migliaia di pezzi) e di sviluppare la potenzialità termica necessaria per una buona cottura dei manufatti. Dal punto di vista cronologico, le analisi archeomagnetiche realizzate sulla struttura, combinate all’esame al radiocarbonio di un residuo carbonizzato di legno, probabilmente depositato durante l’ultima cottura, sembrano individuare un arco cronologico che oscilla tra il II e il VI sec. d.C., con una maggiore probabilità offerta dal dato archeomagnetico intorno al 400, momento in cui potrebbe datarsi dunque l’ultimo utilizzo della fornace. È quindi probabile che la struttura sia stata impiantata in età medioimperiale restando in uso fino ad età tardoantica, prefigurando dunque l’incremento dell’attività figulina nel sito murgiano da età tardorepubblicana al Tardo Impero. Le nuove costruzioni e ristrutturazioni, la maggiore qualità e consistenza delle strutture murarie, paiono dunque rispecchiare un consolidamento insediativo di Vagnari, una sua decisa caratterizzazione quale polo di aggregazione abitativa, seppure strettamente legato alla prosecuzione e anzi all’ampliamento del già prefigurato ruolo produttivo e manifatturiero. Riflesso di questa acquisita e precisa connotazione insediativa del sito è la presenza e lo sviluppo di un’area cimiteriale, situata anch’essa nel settore meridionale dell’abitato, in posizione peraltro relativamente distaccata dalle installazioni industriali. La porzione di necropoli sinora indagata fornisce un interessante campione demografico, distribuito prevalentemente fra tardo I e III secolo. L’analisi dei resti deposti nelle diciotto tombe sinora rinvenute ha portato alla luce circa cinquanta individui inumati, registrando una compresenza di adulti e di infanti, talora 4. Ricognizione di superficie sul sito di Vagnari. Distribuzione della ceramica sigillata italica e della dipinta tardoromanaaccompagnati da elementi di corredo: si delinea dunque la possibilità dello stanziamento di nuclei familiari abitanti o comunque gravitanti su Vagnari, elemento importante per il tentativo di definire condizione giuridica, sociale ed economica, forme abitative, modalità di lavoro e circolazione della popolazione direttamente impegnata o comunque coinvolta nelle attività artigianali che si svolgevano nel sito o nello sfruttamento delle risorse agropastorali del comprensorio fondiario murgiano di cui Vagnari faceva parte. Vocazione artigianale, mirata particolarmente alla produzione laterizia e alla metallurgia, installazioni residenziali e lavorative caratterizzate probabilmente da corpi di fabbrica compatti, planimetricamente allungati, esistenza di un settore dell’insediamento, quello meridionale, dedicato esclusivamente ad impianti artigianali e all’area di necropoli sono, in estrema sintesi, i caratteri essenziali della configurazione insediativa di epoca primo e medioimperiale del sito di Vagnari, su cui venne a impostarsi la frequentazione di epoca tardoantica.

Il sito fu investito in età tardoantica (periodo IV) da un processo di profonda modifica nella sua articolazione insediativa, nelle forme e nell’organizzazione del lavoro e delle diverse attività, verosimilmente nel ruolo e nelle mansioni della popolazione gravitante intorno al villaggio. Tale processo appare evidente soprattutto nella riformulazione della zona situata a S del vallone, significativamente segnata dalla costruzione di nuovi corpi6. Ubicazione dei ritrovamenti archeologici (elaborazione A.M. e C. Small, F. Taccogna) edilizi, mentre elementi di continuità con l’assetto di età primo e medioimperiale sembrano connotare il settore settentrionale dell’insediamento. Le evidenze archeologiche denunciano infatti una frequentazione di età tardoantica abbastanza marginale e di scarsa incidenza edilizia nell’area a N del fossato, sino a questo momento contraddistinta, come si è visto, da una intensa presenza architettonica. Diverso il destino della zona a S del vallone; connotata in età medioimperiale dall’assenza di strutture residenziali e dall’installazione di impianti prevalentemente adibiti alla produzione di laterizi e di calce, essa conobbe in questo periodo un significativo sviluppo edilizio. Le indagini condotte nel corso di cinque campagne di scavo (2000-2004) hanno consentito di ricostruire una articolata sequenza stratigrafica che prende avvio (periodo IVa) con la costruzione di un fabbricato (denominato “A”), di dimensioni ragguardevoli (m2 125 ca.), a pianta rettangolare, con murature probabilmente realizzate in tecnica mista, ovvero con uno zoccolo in muratura sormontato da elevati in materiale deperibile. L’edificio si articolava in un ampio spazio meridionale, verosimilmente coperto con un tetto a doppio spiovente, destinato ad attività domestiche, aperto verso N, su un altro vano più piccolo, ovvero un cortile recintato, adibito ipoteticamente allo svolgimento di alcune fasi delle lavorazioni artigianali realizzate nell’area adiacente al fianco occidentale dell’organismo architettonico; in questa zona infatti, due fosse, riempite da depositi contenenti scorie e polvere di ferro, documentano la presenza di un impianto metallurgico il cui abbandono si daterebbe, in base ai reperti numismatici, non anteriormente agli ultimi decenni del IV sec., termine che i manufatti 7. Settore settentrionale del sito planimetria dei resti degli edifici dei periodi II, III, IV (elaborazione A.M. e C. Small, F. Taccogna).ceramici provenienti dagli strati di crollo degli spazi domestici tendono ad abbassare ulteriormente, restituendo cronologie che si spingono fino alla metà del V secolo e forse anche oltre. L’edificio A sembra dunque qualificarsi come una struttura destinata prevalentemente alla produzione metallurgica, un’attività che doveva con buona probabilità contemperarsi con la funzione abitativa, documentata prevalentemente dalle ceramiche e dalle ossa animali. Non si può escludere che i suoi abitanti praticassero anche l’agricoltura, ma le caratteristiche generali del fabbricato, unitamente ai materiali rinvenuti e agli elementi che possono essere tratti ex silentio (assenza ad es. di grandi contenitori per lo stoccaggio delle derrate), lascia prefigurare in questo specifico settore un’organizzazione di livello domestico. Tra IV e V sec. dunque l’organizzazione produttiva del sito pare ancora imperniarsi sulle fabbriche laterizie e sull’attività metallurgica, con la funzione di rifornimento di attrezzature, prodotti e lavoro per l’intera proprietà di cui l’insediamento faceva parte. Tuttavia la sua posizione sull’Appia e sul Basentello autorizza ad ipotizzare che gli ingenti quantitativi di laterizi plasmati potessero essere avviati a una rete commerciale più vasta, di cui lo snodo potrebbe essere stato rappresentato dal porto di Metaponto assai attivo in epoca tardoantica. Per quanto attiene invece alla manifattura metallurgica, le dimensioni dell’impianto localizzato nell’edificio A, sembrano delineare un profilo produttivo volto a far fronte alle esigenze del villaggio, ovvero degli abitati dislocati nel comprensorio, ma che8. Fornace per laterizi nella parte settentrionale del sito difficilmente si può immaginare inserito in un circuito commerciale di ampio raggio.
Il riassetto tardoantico del villaggio di Vagnari, caratterizzato topograficamente in particolare dallo sviluppo degli stanziamenti residenziali e funzionali nella parte meridionale del sito, si manifestò anche con l’erezione, in tempi leggermente differiti, di un nuovo corpo di fabbrica (denominato “B”), ad Oriente dell’edificio A (periodo IVb). La nuova costruzione, più ampia della prima (m2 240), di planimetria quasi quadrata, si articolava in un vano d’ingresso posto a Meridione, due ali laterali allungate in senso SE-NO, e un ambiente di fondo, trasverso rispetto a questi bracci. Questa serie di vani si imperniava su una corte centrale quadrata. Ad una distanza di circa m 5 a S della facciata meridionale dell’edificio sono stati ritrovati, su un allineamento parallelo all’andamento della facciata stessa, due basi quadrangolari in pietra, riferibili con tutta verosimiglianza a due pilastri o comunque a due elementi architettonici portanti, testimonianza di un avancorpo a corridoio che precedeva la larga porta di accesso all’edificio oppure, o forse più probabilmente, di una teoria di sostegni per un portico che 9. Planimetria ricostruita dell’edificio A nel periodo IVa (elaborazione L. Baldassarro, F. Taccogna).correva lungo tutto il fronte d’ingresso della costruzione. Il corpo di fabbrica potrebbe avere avuto un piano superiore. Le strutture murarie erano realizzate tramite un basamento che doveva sostenere alzati in argilla, forse rafforzati e intervallati da filari in laterizio; le stesse coperture erano in laterizio. I materiali reperiti nel deposito stratigrafico inerente le fasi di uso e di obliterazione dell’edificio non delineano in maniera inequivoca le attività praticate all’interno del perimetro murario; in ogni caso, non pare emergere dalla configurazione del fabbricato una funzione abitativa, che poteva eventualmente riguardare il supposto piano superiore. La conformazione icnografica, l’essenzialità degli apparati e dei corredi architettonici suggeriscono piuttosto una fruizione degli ambienti della costruzione più probabilmente legata a scopi lavorativi, utilitaristici e funzionali, quali l’immagazzinamento e lo stoccaggio di prodotti agricoli e dell’attrezzatura relativa oppure la commercializzazione di questi stessi beni e dei manufatti prodotti negli impianti artigianali, o ancora, in subordine, di ricovero di animali; non si può escludere del resto un uso polifunzionale. In sostanza, la lettura dei dati di scavo sull’insediamento di Vagnari in epoca tardoantica delinea dunque forti elementi di continuità con la occupazione di epoca primo e medioimperiale. In particolare il sito appare perpetuare la sua10. L’angolo sudorientale dell’edificio A. connotazione di nucleo demico rurale, connotato da una forte caratterizzazione produttiva; l’aggregato abitativo costituisce cioè un esempio molto significativo della rilevante funzione artigianale-industriale che, come ben noto, divenne tratto spesso qualificante di molti insediamenti minori situati nelle campagne di età romana. Esso peraltro appare ben inquadrato in un habitat gerarchizzato, determinato dalla presenza di una proprietà imperiale, di un grande dominio territoriale. Centro verosimilmente dipendente da un nucleo direttivo e residenziale che la ricognizione ha suggerito di individuare nella vicina località di San Felice, ma sicuramente dotato di ruolo e funzioni precise, più rilevanti e marcate rispetto agli altri siti frequentati nell’area nel corso del Tardoantico, Vagnari ci pare qualificarsi come aggregato di tipo vicanico, connotato da una precipua ubicazione nei pressi della via Appia e una piena collocazione nella rete insediativa e nel paesaggio agrario di una vasta tenuta di proprietà imperiale. Le costruzioni del villaggio tardoantico mantengono, per quanto è possibile cogliere dagli scavi, un certo ordine nella loro disposizione, già percepibile nell’assetto del sito in epoca precedente, seppure in un contesto insediativo non privo di larghi spazi vuoti ed aperti. In questa nuova fase di frequentazione dunque pare superata la divisione topografica fra spazi abitativi, impianti artigianali, luoghi funzionali, ancora in parte operante nelle fasi precedenti. La stessa area cimiteriale risulta in posizione meno distaccata dall’altra componente dell’agglomerato. Il settore meridionale del sito assume in questo periodo il ruolo di nuovo fulcro dell’intero abitato, pur nella continuità d’uso della parte settentrionale, testimoniata prevalentemente da una ristrutturazione delle preesistenze. Tuttavia la predominante funzione produttiva del sito ne disegna un carattere insediativo estremamente essenziale, con assetti urbanistici ed apparati edilizi scarni, dominati dagli aspetti funzionali, che non tradisce quindi elementi e tratti di ricercatezza nell’edilizia (in tecnica mista) e nei livelli pavimentali (in semplice terra battuta); le vestigia architettoniche di Vagnari non offrono infatti spunti per ricostruire spazi destinati ad attività pubbliche o collettive, luoghi deputati 11. Planimetria ricostruita dell’edificio B (periodo IVb) (elaborazione L. Baldassarro, F. Taccogna).al culto o all’esercizio e alla manifestazione di un potere politico od amministrativo e neppure decori di tipo architettonico, scultoreo od epigrafico, né oggetti di alto artigianato e di lusso. L’attività industriale mantenne verosimilmente un ruolo ancora importante, testimoniato dalla probabile continuità d’uso della fornace a doppio corridoio e nella perpetuazione di una lavorazione dei metalli, ma non risulta allo stato attuale la costruzione in questo periodo di nuovi impianti di tipo artigianale e manifatturiero. Le caratteristiche degli edifici A e B, e in particolare di quest’ultimo, per il quale si suppone una destinazione d’uso come magazzino o deposito, potrebbero avere rappresentato la risposta, l’adeguamento del carattere del villaggio alle mutate condizioni in epoca tardoantica del paesaggio agrario di questa area murgiana, fra Apulia e Lucania, dove la cerealicoltura ebbe probabilmente a godere di una forte ripresa pur in combinazione ed in equilibrio con il tradizionale sfruttamento delle risorse silvo-pastorali. Lo scavo peraltro ha registrato le tracce di un grave deterioramento degli edifici A e B, soggetti ad una profonda ristrutturazione, che sembra marcare un netto cambiamento insediativo (periodo IVc, fine V-VI sec.). A questo periodo si deve ricondurre un riassetto degli spazi interni dei due fabbricati che sembra delineare nel caso dell’edificio A una destinazione esclusivamente residenziale, mentre suggerisce per l’organismo B la possibilità di una conversione, per lo meno dell’ala settentrionale della costruzione, a ricovero per animali.
Le profonde modificazioni dunque di cui furono fatti oggetto i fabbricati A e B, la riduzione degli spazi abitativi, la cessazione di12. Edificio B. Particolare del vano di ingresso alcune attività, la opzione per spazi residenziali giustapposti a quelli destinati all’alloggio di animali sembrano prefigurare l’avvio di un processo di trasformazione e di crisi dell’intero vicus. In queste riconversioni funzionali è cioè possibile individuare il riflesso archeologico di una netta cesura nelle modalità insediative del sito, per lo meno nella forma in cui si erano consolidate nei secoli precedenti; in ultima analisi è possibile ipotizzare che in questa fase, nel corso verosimilmente del VI sec. cioè, si sia realizzata la dissoluzione della forma vicanica, della connotazione di nucleo demico organizzato assunta da Vagnari già dalla sua formazione e perpetuata fino ad epoca tardoantica. Il declino dell’insediamento quale agglomerato a funzione artigianale e produttiva costituisce verosimilmente un segno della destrutturazione dello stesso assetto territoriale, del quadro agro-pastorale della valle del Basentello, del contesto proprietario e produttivo di cui Vagnari era ganglio fondamentale. Le tracce di riconversione dell’uso e della occupazione dei fabbricati A e B, pur denunciando la sostanziale cessazione dell’attività metallurgica, tuttavia testimoniano una capacità di continuità delle pratiche dell’allevamento e una qualche volontà e progettualità nel riutilizzo dei materiali costruttivi e degli spazi residenziali e una qualche forma di perpetuazione dell’abitato, pur nella sua profonda trasformazione. Questa riformulazione dell’habitat in un quadro territoriale e proprietario di transizione, toccato inoltre dagli avvenimenti dalla guerra greco-gotica e dall’avvento dei Longobardi, 13. Planimetrie ricostruite degli edifici A e B nel periodo IVc (elaborazione L. Baldassarro, F. Taccogna)pare di fatto configurarsi come una forma demica minore e marginale. Il comprensorio della valle del Basentello e delle Murge, distretto territoriale interno, periferico rispetto all’asse più vitale del contesto apulo, quello costiero, lontano dai centri urbani e dalle sedi episcopali, verosimilmente visse una fase di forte contrazione insediativa ed economica; tuttavia la installazione di Vagnari costituisce un tassello di un mosaico insediativo di modesto tenore, ma comunque punteggiato di stanziamenti dispersi e di ridotti nuclei di popolamento forse dediti alla ovinocoltura e alla suinocoltura, allo sfruttamento del bosco, alla cerealicoltura, mosaico in parte ricomponibile attraverso le tracce restituite dalla stessa ricognizione, dai ritrovamenti funerari, dai resti di stanziamenti religiosi. La parabola dell’insediamento verso un esito di residualità e marginalità ed infine di abbandono è documentata da una ulteriore e finale frequentazione che si realizzò nell’edificio B (periodo V). L’occupazione proseguì infatti ancora nell’ala settentrionale del corpo di fabbrica con una struttura che individua una semplice capanna con uno zoccolo murario di base
A questa frequentazione residuale potrebbe forse essere fatta risalire anche una inumazione, apparentemente isolata, rinvenuta nel settore settentrionale del sito. Non vi sono elementi per ipotizzare non solo una evoluzione verso le forme del14. Edificio B. Strutture del periodo IV c particolare dei resti di un suino villaggio altomedievale (come pure si verifica in vari contesti dell’Italia centro settentrionale e in Apulia, limitatamente ad alcuni vici situati sulla via Litoranea), ma neppure verso forme minori di continuità abitativa rurale. Tuttavia questi flebili indizi documentano ancora la persistenza di precarie sistemazioni abitative e di marginali tentativi di perpetuazione dello sfruttamento delle risorse del territorio, prolungatisi nel primo scorcio dell’Altomedioevo, all’interno di un comprensorio a basso indice demografico, ormai periferico rispetto alle principali direttrici economiche, che nei secoli successivi sperimenterà diverse e rinnovate soluzioni insediative, fra le quali quella rupestre.
Gli scavi sono stati condotti in regime di concessione (titolare della concessione: A.M. Small). L’attività è stata in ogni modo favorita dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia, in particolare nelle persone del Soprintendente Giuseppe Andreassi, del Direttore Archeologo Angela Ciancio, e del Direttore del Centro Operativo di Gravina della Soprintendenza, Giuseppina Canosa.Il progetto si avvale di un ampio sistema di collaborazioni che coinvolge studiosi canadesi, statunitensi, britannici e italiani. Karen Stears, Mark Trewin e Nic Fields, dell’Università di Edimburgo, e Sterling Vinson 16. Edificio B. Strutture del periodo IVc e Vdel Pima Community College Arizona, hanno preso parte al progetto per molti anni. Vito Volterra e Tracy Prowse della McMaster University del Canada hanno collaborato alla ricognizione archeologica e più recentemente allo scavo; alle attività di scavo a Vagnari ha inoltre preso parte negli ultimi anni anche Hans van der Leest dell’University of Mount Allison (Canada). Pasquale Favia e Roberta Giuliani dell’Università di Foggia hanno diretto sul campo l’équipe di studenti dell’Università dauna. Francesco Taccogna ha curato i rilievi del sito; Tonia Pietrafesa ha restaurato diversi manufatti. Vari specialisti sono stati responsabili dello studio dei materiali, tra cui Philip Kenrick, John Hayes, Alessandra De Stefano, Giacomo Disantarosa, Maria Pina Gargano, Pasquale Favia e Roberta Giuliani. Gli oggetti sono stati disegnati da Sally Cann. Le piante del sito sono state elaborate da Carola Small e da chi scrive, sulle basi redatte dagli studenti sul campo.Enti ed organizzazioni che hanno finanziato il progetto o lo hanno sostenuto in varie forme: in Gran Bretagna, la British Academy, la Society of Antiquaries of London e l’Università di Edimburgo; in Canada, il Social Sciences and Humanities Research Council of Canada e le Università di McMaster e Mount Allison; negli Stati Uniti d’America il Pima Community College Arizona; in Italia, il Comune di Gravina in Puglia, la Banca Popolare di Puglia e Basilicata, la Fondazione Ettore Pomarici Santomasi di Gravina, le Università di Bari e Foggia, la British School di Roma ed un anonimo amico di Gravina. Alle ricognizioni e allo scavo del sito hanno partecipato numerosi studenti italiani (dell’Università di Foggia in particolare), canadesi e britannici senza la cui partecipazione volontaria le attività sottese ai risultati presentati non avrebbero mai avuto luogo.




Il sito fu investito in età tardoantica (periodo IV) da un processo di profonda modifica nella sua articolazione insediativa, nelle forme e nell’organizzazione del lavoro e delle diverse attività, verosimilmente nel ruolo e nelle mansioni della popolazione gravitante intorno al villaggio. Tale processo appare evidente soprattutto nella riformulazione della zona situata a S del vallone, significativamente segnata dalla costruzione di nuovi corpi6. Ubicazione dei ritrovamenti archeologici (elaborazione A.M. e C. Small, F. Taccogna) edilizi, mentre elementi di continuità con l’assetto di età primo e medioimperiale sembrano connotare il settore settentrionale dell’insediamento. Le evidenze archeologiche denunciano infatti una frequentazione di età tardoantica abbastanza marginale e di scarsa incidenza edilizia nell’area a N del fossato, sino a questo momento contraddistinta, come si è visto, da una intensa presenza architettonica. Diverso il destino della zona a S del vallone; connotata in età medioimperiale dall’assenza di strutture residenziali e dall’installazione di impianti prevalentemente adibiti alla produzione di laterizi e di calce, essa conobbe in questo periodo un significativo sviluppo edilizio. Le indagini condotte nel corso di cinque campagne di scavo (2000-2004) hanno consentito di ricostruire una articolata sequenza stratigrafica che prende avvio (periodo IVa) con la costruzione di un fabbricato (denominato “A”), di dimensioni ragguardevoli (m2 125 ca.), a pianta rettangolare, con murature probabilmente realizzate in tecnica mista, ovvero con uno zoccolo in muratura sormontato da elevati in materiale deperibile. L’edificio si articolava in un ampio spazio meridionale, verosimilmente coperto con un tetto a doppio spiovente, destinato ad attività domestiche, aperto verso N, su un altro vano più piccolo, ovvero un cortile recintato, adibito ipoteticamente allo svolgimento di alcune fasi delle lavorazioni artigianali realizzate nell’area adiacente al fianco occidentale dell’organismo architettonico; in questa zona infatti, due fosse, riempite da depositi contenenti scorie e polvere di ferro, documentano la presenza di un impianto metallurgico il cui abbandono si daterebbe, in base ai reperti numismatici, non anteriormente agli ultimi decenni del IV sec., termine che i manufatti 7. Settore settentrionale del sito planimetria dei resti degli edifici dei periodi II, III, IV (elaborazione A.M. e C. Small, F. Taccogna).ceramici provenienti dagli strati di crollo degli spazi domestici tendono ad abbassare ulteriormente, restituendo cronologie che si spingono fino alla metà del V secolo e forse anche oltre. L’edificio A sembra dunque qualificarsi come una struttura destinata prevalentemente alla produzione metallurgica, un’attività che doveva con buona probabilità contemperarsi con la funzione abitativa, documentata prevalentemente dalle ceramiche e dalle ossa animali. Non si può escludere che i suoi abitanti praticassero anche l’agricoltura, ma le caratteristiche generali del fabbricato, unitamente ai materiali rinvenuti e agli elementi che possono essere tratti ex silentio (assenza ad es. di grandi contenitori per lo stoccaggio delle derrate), lascia prefigurare in questo specifico settore un’organizzazione di livello domestico. Tra IV e V sec. dunque l’organizzazione produttiva del sito pare ancora imperniarsi sulle fabbriche laterizie e sull’attività metallurgica, con la funzione di rifornimento di attrezzature, prodotti e lavoro per l’intera proprietà di cui l’insediamento faceva parte. Tuttavia la sua posizione sull’Appia e sul Basentello autorizza ad ipotizzare che gli ingenti quantitativi di laterizi plasmati potessero essere avviati a una rete commerciale più vasta, di cui lo snodo potrebbe essere stato rappresentato dal porto di Metaponto assai attivo in epoca tardoantica. Per quanto attiene invece alla manifattura metallurgica, le dimensioni dell’impianto localizzato nell’edificio A, sembrano delineare un profilo produttivo volto a far fronte alle esigenze del villaggio, ovvero degli abitati dislocati nel comprensorio, ma che8. Fornace per laterizi nella parte settentrionale del sito difficilmente si può immaginare inserito in un circuito commerciale di ampio raggio.
Il riassetto tardoantico del villaggio di Vagnari, caratterizzato topograficamente in particolare dallo sviluppo degli stanziamenti residenziali e funzionali nella parte meridionale del sito, si manifestò anche con l’erezione, in tempi leggermente differiti, di un nuovo corpo di fabbrica (denominato “B”), ad Oriente dell’edificio A (periodo IVb). La nuova costruzione, più ampia della prima (m2 240), di planimetria quasi quadrata, si articolava in un vano d’ingresso posto a Meridione, due ali laterali allungate in senso SE-NO, e un ambiente di fondo, trasverso rispetto a questi bracci. Questa serie di vani si imperniava su una corte centrale quadrata. Ad una distanza di circa m 5 a S della facciata meridionale dell’edificio sono stati ritrovati, su un allineamento parallelo all’andamento della facciata stessa, due basi quadrangolari in pietra, riferibili con tutta verosimiglianza a due pilastri o comunque a due elementi architettonici portanti, testimonianza di un avancorpo a corridoio che precedeva la larga porta di accesso all’edificio oppure, o forse più probabilmente, di una teoria di sostegni per un portico che 9. Planimetria ricostruita dell’edificio A nel periodo IVa (elaborazione L. Baldassarro, F. Taccogna).correva lungo tutto il fronte d’ingresso della costruzione. Il corpo di fabbrica potrebbe avere avuto un piano superiore. Le strutture murarie erano realizzate tramite un basamento che doveva sostenere alzati in argilla, forse rafforzati e intervallati da filari in laterizio; le stesse coperture erano in laterizio. I materiali reperiti nel deposito stratigrafico inerente le fasi di uso e di obliterazione dell’edificio non delineano in maniera inequivoca le attività praticate all’interno del perimetro murario; in ogni caso, non pare emergere dalla configurazione del fabbricato una funzione abitativa, che poteva eventualmente riguardare il supposto piano superiore. La conformazione icnografica, l’essenzialità degli apparati e dei corredi architettonici suggeriscono piuttosto una fruizione degli ambienti della costruzione più probabilmente legata a scopi lavorativi, utilitaristici e funzionali, quali l’immagazzinamento e lo stoccaggio di prodotti agricoli e dell’attrezzatura relativa oppure la commercializzazione di questi stessi beni e dei manufatti prodotti negli impianti artigianali, o ancora, in subordine, di ricovero di animali; non si può escludere del resto un uso polifunzionale. In sostanza, la lettura dei dati di scavo sull’insediamento di Vagnari in epoca tardoantica delinea dunque forti elementi di continuità con la occupazione di epoca primo e medioimperiale. In particolare il sito appare perpetuare la sua10. L’angolo sudorientale dell’edificio A. connotazione di nucleo demico rurale, connotato da una forte caratterizzazione produttiva; l’aggregato abitativo costituisce cioè un esempio molto significativo della rilevante funzione artigianale-industriale che, come ben noto, divenne tratto spesso qualificante di molti insediamenti minori situati nelle campagne di età romana. Esso peraltro appare ben inquadrato in un habitat gerarchizzato, determinato dalla presenza di una proprietà imperiale, di un grande dominio territoriale. Centro verosimilmente dipendente da un nucleo direttivo e residenziale che la ricognizione ha suggerito di individuare nella vicina località di San Felice, ma sicuramente dotato di ruolo e funzioni precise, più rilevanti e marcate rispetto agli altri siti frequentati nell’area nel corso del Tardoantico, Vagnari ci pare qualificarsi come aggregato di tipo vicanico, connotato da una precipua ubicazione nei pressi della via Appia e una piena collocazione nella rete insediativa e nel paesaggio agrario di una vasta tenuta di proprietà imperiale. Le costruzioni del villaggio tardoantico mantengono, per quanto è possibile cogliere dagli scavi, un certo ordine nella loro disposizione, già percepibile nell’assetto del sito in epoca precedente, seppure in un contesto insediativo non privo di larghi spazi vuoti ed aperti. In questa nuova fase di frequentazione dunque pare superata la divisione topografica fra spazi abitativi, impianti artigianali, luoghi funzionali, ancora in parte operante nelle fasi precedenti. La stessa area cimiteriale risulta in posizione meno distaccata dall’altra componente dell’agglomerato. Il settore meridionale del sito assume in questo periodo il ruolo di nuovo fulcro dell’intero abitato, pur nella continuità d’uso della parte settentrionale, testimoniata prevalentemente da una ristrutturazione delle preesistenze. Tuttavia la predominante funzione produttiva del sito ne disegna un carattere insediativo estremamente essenziale, con assetti urbanistici ed apparati edilizi scarni, dominati dagli aspetti funzionali, che non tradisce quindi elementi e tratti di ricercatezza nell’edilizia (in tecnica mista) e nei livelli pavimentali (in semplice terra battuta); le vestigia architettoniche di Vagnari non offrono infatti spunti per ricostruire spazi destinati ad attività pubbliche o collettive, luoghi deputati 11. Planimetria ricostruita dell’edificio B (periodo IVb) (elaborazione L. Baldassarro, F. Taccogna).al culto o all’esercizio e alla manifestazione di un potere politico od amministrativo e neppure decori di tipo architettonico, scultoreo od epigrafico, né oggetti di alto artigianato e di lusso. L’attività industriale mantenne verosimilmente un ruolo ancora importante, testimoniato dalla probabile continuità d’uso della fornace a doppio corridoio e nella perpetuazione di una lavorazione dei metalli, ma non risulta allo stato attuale la costruzione in questo periodo di nuovi impianti di tipo artigianale e manifatturiero. Le caratteristiche degli edifici A e B, e in particolare di quest’ultimo, per il quale si suppone una destinazione d’uso come magazzino o deposito, potrebbero avere rappresentato la risposta, l’adeguamento del carattere del villaggio alle mutate condizioni in epoca tardoantica del paesaggio agrario di questa area murgiana, fra Apulia e Lucania, dove la cerealicoltura ebbe probabilmente a godere di una forte ripresa pur in combinazione ed in equilibrio con il tradizionale sfruttamento delle risorse silvo-pastorali. Lo scavo peraltro ha registrato le tracce di un grave deterioramento degli edifici A e B, soggetti ad una profonda ristrutturazione, che sembra marcare un netto cambiamento insediativo (periodo IVc, fine V-VI sec.). A questo periodo si deve ricondurre un riassetto degli spazi interni dei due fabbricati che sembra delineare nel caso dell’edificio A una destinazione esclusivamente residenziale, mentre suggerisce per l’organismo B la possibilità di una conversione, per lo meno dell’ala settentrionale della costruzione, a ricovero per animali.
Le profonde modificazioni dunque di cui furono fatti oggetto i fabbricati A e B, la riduzione degli spazi abitativi, la cessazione di12. Edificio B. Particolare del vano di ingresso alcune attività, la opzione per spazi residenziali giustapposti a quelli destinati all’alloggio di animali sembrano prefigurare l’avvio di un processo di trasformazione e di crisi dell’intero vicus. In queste riconversioni funzionali è cioè possibile individuare il riflesso archeologico di una netta cesura nelle modalità insediative del sito, per lo meno nella forma in cui si erano consolidate nei secoli precedenti; in ultima analisi è possibile ipotizzare che in questa fase, nel corso verosimilmente del VI sec. cioè, si sia realizzata la dissoluzione della forma vicanica, della connotazione di nucleo demico organizzato assunta da Vagnari già dalla sua formazione e perpetuata fino ad epoca tardoantica. Il declino dell’insediamento quale agglomerato a funzione artigianale e produttiva costituisce verosimilmente un segno della destrutturazione dello stesso assetto territoriale, del quadro agro-pastorale della valle del Basentello, del contesto proprietario e produttivo di cui Vagnari era ganglio fondamentale. Le tracce di riconversione dell’uso e della occupazione dei fabbricati A e B, pur denunciando la sostanziale cessazione dell’attività metallurgica, tuttavia testimoniano una capacità di continuità delle pratiche dell’allevamento e una qualche volontà e progettualità nel riutilizzo dei materiali costruttivi e degli spazi residenziali e una qualche forma di perpetuazione dell’abitato, pur nella sua profonda trasformazione. Questa riformulazione dell’habitat in un quadro territoriale e proprietario di transizione, toccato inoltre dagli avvenimenti dalla guerra greco-gotica e dall’avvento dei Longobardi, 13. Planimetrie ricostruite degli edifici A e B nel periodo IVc (elaborazione L. Baldassarro, F. Taccogna)pare di fatto configurarsi come una forma demica minore e marginale. Il comprensorio della valle del Basentello e delle Murge, distretto territoriale interno, periferico rispetto all’asse più vitale del contesto apulo, quello costiero, lontano dai centri urbani e dalle sedi episcopali, verosimilmente visse una fase di forte contrazione insediativa ed economica; tuttavia la installazione di Vagnari costituisce un tassello di un mosaico insediativo di modesto tenore, ma comunque punteggiato di stanziamenti dispersi e di ridotti nuclei di popolamento forse dediti alla ovinocoltura e alla suinocoltura, allo sfruttamento del bosco, alla cerealicoltura, mosaico in parte ricomponibile attraverso le tracce restituite dalla stessa ricognizione, dai ritrovamenti funerari, dai resti di stanziamenti religiosi. La parabola dell’insediamento verso un esito di residualità e marginalità ed infine di abbandono è documentata da una ulteriore e finale frequentazione che si realizzò nell’edificio B (periodo V). L’occupazione proseguì infatti ancora nell’ala settentrionale del corpo di fabbrica con una struttura che individua una semplice capanna con uno zoccolo murario di base
A questa frequentazione residuale potrebbe forse essere fatta risalire anche una inumazione, apparentemente isolata, rinvenuta nel settore settentrionale del sito. Non vi sono elementi per ipotizzare non solo una evoluzione verso le forme del14. Edificio B. Strutture del periodo IV c particolare dei resti di un suino villaggio altomedievale (come pure si verifica in vari contesti dell’Italia centro settentrionale e in Apulia, limitatamente ad alcuni vici situati sulla via Litoranea), ma neppure verso forme minori di continuità abitativa rurale. Tuttavia questi flebili indizi documentano ancora la persistenza di precarie sistemazioni abitative e di marginali tentativi di perpetuazione dello sfruttamento delle risorse del territorio, prolungatisi nel primo scorcio dell’Altomedioevo, all’interno di un comprensorio a basso indice demografico, ormai periferico rispetto alle principali direttrici economiche, che nei secoli successivi sperimenterà diverse e rinnovate soluzioni insediative, fra le quali quella rupestre.
Gli scavi sono stati condotti in regime di concessione (titolare della concessione: A.M. Small). L’attività è stata in ogni modo favorita dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici della Puglia, in particolare nelle persone del Soprintendente Giuseppe Andreassi, del Direttore Archeologo Angela Ciancio, e del Direttore del Centro Operativo di Gravina della Soprintendenza, Giuseppina Canosa.Il progetto si avvale di un ampio sistema di collaborazioni che coinvolge studiosi canadesi, statunitensi, britannici e italiani. Karen Stears, Mark Trewin e Nic Fields, dell’Università di Edimburgo, e Sterling Vinson 16. Edificio B. Strutture del periodo IVc e Vdel Pima Community College Arizona, hanno preso parte al progetto per molti anni. Vito Volterra e Tracy Prowse della McMaster University del Canada hanno collaborato alla ricognizione archeologica e più recentemente allo scavo; alle attività di scavo a Vagnari ha inoltre preso parte negli ultimi anni anche Hans van der Leest dell’University of Mount Allison (Canada). Pasquale Favia e Roberta Giuliani dell’Università di Foggia hanno diretto sul campo l’équipe di studenti dell’Università dauna. Francesco Taccogna ha curato i rilievi del sito; Tonia Pietrafesa ha restaurato diversi manufatti. Vari specialisti sono stati responsabili dello studio dei materiali, tra cui Philip Kenrick, John Hayes, Alessandra De Stefano, Giacomo Disantarosa, Maria Pina Gargano, Pasquale Favia e Roberta Giuliani. Gli oggetti sono stati disegnati da Sally Cann. Le piante del sito sono state elaborate da Carola Small e da chi scrive, sulle basi redatte dagli studenti sul campo.Enti ed organizzazioni che hanno finanziato il progetto o lo hanno sostenuto in varie forme: in Gran Bretagna, la British Academy, la Society of Antiquaries of London e l’Università di Edimburgo; in Canada, il Social Sciences and Humanities Research Council of Canada e le Università di McMaster e Mount Allison; negli Stati Uniti d’America il Pima Community College Arizona; in Italia, il Comune di Gravina in Puglia, la Banca Popolare di Puglia e Basilicata, la Fondazione Ettore Pomarici Santomasi di Gravina, le Università di Bari e Foggia, la British School di Roma ed un anonimo amico di Gravina. Alle ricognizioni e allo scavo del sito hanno partecipato numerosi studenti italiani (dell’Università di Foggia in particolare), canadesi e britannici senza la cui partecipazione volontaria le attività sottese ai risultati presentati non avrebbero mai avuto luogo.
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